Primavere e autunni di un cinese a Milano

Da Cultweek

Primavere e autunni – Vita e imprese del signor Wu, è la storia di Wu Li Shan e della sua progressiva integrazione nel capoluogo lombardo. Non solo: è anche la storia di una delle prime famiglie miste italo-cinesi, della nascita della più grande China Town d’Italia, “cuore pulsante di una comunità che ha quasi un secolo di storia”, e – non ultimo – di un pezzo di storia lungo cinquant’anni.

A raccontarla, sotto forma di graphic novel edita da Beccogiallo con una postfazione del sociologo Daniele Brigadoi Cologna, sono il nipote del signor Wu, Matteo Demonte, e la sua compagna, Ciaj Rocchi.

Arrivato in Italia nel 1931 da uno sperduto villaggio di montagna della Cina orientale, il giovane Wu non sa una parola di italiano e ha a malapena una stanza dove stare, ma subito sente che Milano è il luogo in cui costruire la sua famiglia e il suo futuro. Da venditore ambulante di cravatte a titolare di un’azienda di pelletteria, dal matrimonio con la sarta italiana Giulia alla nascita della comunità cinese nel quartiere di Porta Volta e via Sarpi, pagina dopo pagina, la vita e le imprese del signor Wu si stagliano contro l’orizzonte della storia universale e ne diventano in qualche modo un simbolo.

Cornice e coprotagonista della vicenda è infatti Milano. Nel corso dei decenni, vediamo la città trasformarsi, patire i bombardamenti, le demolizioni e la fame durante la guerra, poi ripartire, evolvere, crescere a dismisura nei decenni successivi. Infine, tra gli anni Sessanta e Settanta, la vediamo in subbuglio per le contestazioni studentesche e operaie, e poi, ancora, sconvolta dal terrorismo e dalla violenza degli anni di piombo.

L’opera è quindi da leggere in un’ottica storiografica, all’interno della quale si comprende bene anche la scelta del titolo: gli Annali delle Primavere e degli Autunni, attribuiti a Confucio, narrano infatti delle relazioni feudali nello stato di Lu, delle azioni militari e dei fatti riguardanti la famiglia reale in un periodo di storia cinese compreso tra il 722 a.C. e il 481 a.C. Anche il fumetto di Rocchi e Demonte ha la stessa struttura: è diviso in cinque decadi che tengono conto non solo della vicenda personale del protagonista, ma anche di quella della città e delle sue relazioni con la politica e l’economia. “Questa ricerca maniacale del contesto, – spiega Ciaj Rocchi nella postfazione – il voler rendere protagonista il quartiere di Porta Volta e non lasciare che facesse semplicemente da sfondo, ha alimentato il realismo della narrazione e ci ha permesso di creare raccordi e analogie tra la grande e la piccola storia, così come il titolo racchiude sia il senso dello scorrere del tempo sia l’immagine perfetta dell’esistenza.”

Tra lavoro, guerre, rivoluzioni, matrimoni e nascite, la storia di Wu e della sua famiglia è stata riconosciuta da diversi studiosi come un caso esemplare dell’immigrazione cinese. Un caso esemplare che però, grazie al lavoro degli autori è diventato storia viva. E che ci racconta, al di là dei luoghi comuni, che la comunità di Via Sarpi è figlia innanzitutto dell’integrazione.

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