Primavere E Autunni, il viaggio negli annali della comunità cinese di Milano

Da L’Espresso

Primavere e Autunni di Ciaj Rocchi e Matteo Demonte è una bellissima graphic novel dai colori ingialliti come una vecchia cartolina d’antan, edita da BeccoGiallo. Matteo, coautore insieme a Ciaj, è anche la terza generazione di una coppia mista formata da un cinese e un’italiana negli anni tra la prima e la seconda guerra mondiale. Nel 1931 un ragazzo di nome Wu Li Shang, parte da un piccolo villaggio sulle montagne orientali della Cina, attraversa il grande mare, passa dall’Olanda, giunge in Francia e approda finalmente in Italia, a Milano. È un bel ragazzo di 26 anni, ben vestito che porta con sé una valigia piena di chincaglierie da vendere. Erano gli anni 30 e Milano non era ancora la grande città che sarebbe diventata. Wu, viene accolto nella piccola comunità di cinesi insediatasi nel “Burg di scigulatt” il borgo degli ortolani in dialetto meneghino, in via Canonica n. 72.

In quella piccola periferia i primi immigrati cinesi, al tempo, avevano formato una comunità nella quale si davano mutua assistenza, ciascuno di loro iniziava a muovere i primi passi nella grande città facendo il venditore ambulante, e anche a Wu toccò iniziare da qui: vendeva cravatte per conto di un compaesano. Viene da lontano la storia dei primi cinesi che scelsero l’Italia come nuova patria, parteciparono alla crescita e allo sviluppo della capitale industriale italiana e misero radici sposando delle italiane e lavorando sodo. Primavere e Autunni è la vera storia di Wu, il nonno di Matteo Demonte, raccolta e disegnata attraverso i ricordi di nonna Giulia, degli amici e dei nipoti degli amici di nonno Wu. Nonna Giulia invece giungeva a Milano dalla campagna cremonese insieme alla sorella, erano sarte ma si misero a fare le lavandaie. Giulia quando conobbe Wu si innamorò perdutamente di questo giovane uomo con gli occhi a mandorla, e in tempi non sospetti, ancora prima dell’introduzione delle leggi razziali, si sposarono in chiesa. Wu e Giulia Bazzini nel 1938 misero su famiglia e misero su anche una piccola sartoria, dove confezionavano cravatte. Arrivò la guerra e i bombardamenti, Milano fu colpita nell’estate del ’40 e Wu e Giulia come molti cittadini milanesi si rifugiarono nelle campagne limitrofe. Però la produzione della piccola ditta passò dalle cravatte ai cinturoni per i soldati dell’esercito tedesco e si riuscì a sopravvivere alla crisi.

Negli anni ’50 Milano rinasceva, la città si ricostruiva e cresceva un tessuto produttivo solido e fertile, la famiglia cominciò a fare le vacanze al mare con i bimbi piccoli, il legame con la comunità cinese divenne sempre più solido, e la domenica per Wu e Giulia era tradizione andare a pranzare al ristorante cinese. Primavere e Autunni attraversa la nostalgia per la patria perduta, l’ abitudine di ritrovarsi a giocare a Majong con gli amici della comunità, la solidarietà fra connazionali e la reciproca assistenza. Nel frattempo la Cina era attraversata da grandi sconvolgimenti storici e politici, venne il tempo di Mao Zedong e della rivoluzione comunista, e la speranza di molti immigrati di ritornare a invecchiare in patria, fu riposta. Questa graphic novel è il ritratto di una Milano che nel corso degli anni cambiava volto repentinamente, e acquisiva l’identità internazionale che conserva ancora oggi. Primavere e Autunni ha nel titolo il nome di uno dei più antichi annali cinesi, un testo che narrava le cronache del Regno cinese intorno al 722 a.C., epoca che fu anche il periodo più fertile per lo sviluppo del pensiero filosofico orientale.  Di fatto, gli autori hanno raccontato partendo dalla vita di Wu, la cronaca di decenni di profondi cambiamenti per il nostro Paese, letti attraverso lo sguardo di una piccola colonia orientale che ha contribuito positivamente allo sviluppo della città meneghina, resistendo anche al fascismo e all’internamento, per molti di loro, disposto nel periodo cha va dal 1940 al 1943. Di queste piccole tracce di multiculturalità che nel corso delle generazioni ci hanno fortunatamente contaminati, e messo radici, fondato imprese, creato famiglie italocinesi, oltre a stigmatizzarne l’ “ingombrante” presenza in modo approssimativo, spesso non sappiamo molto altro di loro, eppure questa storia è anche nostra.

Primavere e Autunni di Ciaj Rocchi e Matteo Demonte, edizioni BeccoGiallo, pag 157, prezzo 18,00 euro

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