Nella graphic novel di Demonte e Rocchi le origini della comunità cinese a Milano

Da Lo Specchio di Sesto

Matteo-Demonte“Era partito da Qing Tian (campo verde) un piccolo villaggio tra le montagne della Cina Orientale. E aveva raggiunto il grande mare per andare incontro al suo destino”.
Wu, nome Li Shan (“Dritto come una montagna”), decise così di emigrare, in giovane età, dalla terra natia, come allora molti suoi compaesani uomini, muniti di un “gruzzolo” e di una propensione al “movimento” (erano mercanti “girovaghi”), sospinti da quello spirito pionieristico dell’esperire l’esistenza oltre i limiti dell’immensa distesa d’acqua.
Parigi, Amsterdam, Berlino e la Grande Milano nel 1931, palpitante di vita e di attività. Dal Sig. Z, suo compaesano (più o meno tutti arrivavano da Qing Tian), nella strategica via Canonica, Wu trova vitto, alloggio ed un lavoro da venditore ambulante di cravatte di seta, che pensò di svolgere in centro città: era a suo agio in mezzo a tanta gente, imparava l’italiano (sapeva leggere e scrivere il cinese mandarino) e respirava la città.
Mancava l’amore, che presto arrivò con Giulia Bazzini, una sartina immigrata dalle campagne cremonesi, con cui si sposò, non senza difficoltà (il matrimonio tassativamente in chiesa, la perdita di cittadinanza di lei per regio decreto) ed ebbe tre figli, a cui trasmettere nome e tradizioni.
Decise poi di aprire un suo laboratorio di cravatte di alta qualità, grazie anche all’abile aiuto della moglie. Una sviluppata capacità imprenditoriale che crebbe negli anni, sapendosi adeguare anche ai mutamenti dei tempi: durante la guerra convertì i macchinari per produrre cinturoni e portafogli per i soldati; nel dopoguerra la riconversione con strumenti all’avanguardia e manodopera specializzata per realizzare borse, cartelle, cappelliere, trousse, tutto di pregio.
Negli anni ’50 nacque l’Associazione dei Commercianti Cinesi, a sottolineare la totale integrazione e la forza produttiva della comunità qingtianese a Milano. Wu aveva scalato la sua montagna!
Ma con un ponte sempre lanciato verso il suo mondo d’origine, dove avrebbe voluto tornare. Sogno infranto, quando nel ’69 decise di rimanere fedele al suo ideale nazionalista della Repubblica di Sun Yat Sen, diventando taiwanese, in contrasto con la nuova Repubblica Popolare Cinese, che impose la scelta. Così come per la sua “etica del lavoro”: i figli fecero percorsi diversi, vivendo nel loro tempo, la sua attività in crisi svenduta…
Una graphic novel che ci racconta, senza dogmatismi, le origini della comunità cinese a Milano, aiutandoci a superare anche qualche preconcetto stereotipato. Con un fondamento storico di grande portata, che affonda le radici nell’autobiografia e nella ricerca storiografica, illustrandoci i cambiamenti dell’Italia, della Cina, della Milano nei decenni del secolo scorso. E in cui nulla è lasciato al caso: i volti e gli ambienti disegnati sono autentici; i colori, tra i bianchi e neri, propri delle varie epoche e segnano il divenire temporale; i testi in italiano, cinese e dialetto.
La verità documentaristica di un vissuto individuale e collettivo nelle tavole di un fumetto che voleva essere un cartoon… “Peng!”: il gioco Majong al circolo si concludeva, e Matteo ricorda gli occhi del nonno che gli ridavano attenzione, tra l’odore di salsa di soia, sigarette e pesce.
Wu pensa alla sua primavera (Chun) ed al suo autunno (Qiu), un talismano di giada e oro (prosperità) regalato a Matteo alla nascita: ora è lui la primavera!
Primavere e autunni: parte della vita di tutti noi, fatta di inizio e fine, di “alti e bassi”. L’importante è resistere… dritti come una montagna!

Ombretta Di Pietro

Gli autori Chaj Rocchi e Matteo Demonte
Gli autori Chaj Rocchi e Matteo Demonte

Il libro “Primavere e Autunni” scritto da Ciaj Rocchi e disegnato da Matteo Demonte (Ed. BeccoGiallo) è stato presentato giovedì 11 febbraio presso Spazio Contemporaneo di Villa Visconti, in collaborazione con l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano.

 

 

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